La notte immensa
Di: Plenum
Pubblicato il 24/01/17
Categoria Mostre
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Alisa Resnik fotografa la vita e il suo riflesso, la fragilità, la grazia, la malinconia, la solitudine. Di un universo che respira inquietudini e angosce, restituisce un’immagine da cui trapela soprattutto la sua empatia profonda per le persone e i luoghi. Luoghi di cui ama, o ricrea giocando con il buio e la penombra, l’atmosfera di un vecchio teatro di quartiere dai velluti rossi polverosi o qualcosa di simile a quella dei film di David Lynch. I personaggi che s’incontrano nel suo viaggio notturno, adulti, bambini, giovani donne, appaiono ora persi e interrogativi, ora « abitati »; visitatori inattesi, maestri di strane cerimonie, domatori di chissà quali demoni, tutti sembrano nascondere misteri e recitare ruoli a noi ignoti. Nelle immagini di Alisa Resnik lo spettacolo si improvvisa, senza copione, la realtà appare trasformata da una sorta di occhio magico. Tali dei fondali di teatro, corridoi deserti, fabbriche in disuso, case all’apparenza disabitata dove luci fioche forse dimenticate interrompono il buio, alberi tristemente scintillanti sotto la neve o sotto le ghirlande, come altrettanti paesaggi interiori, ritmano la galleria dei ritratti e la marcia dei sonnambuli. Le sue immagini, come visioni, non raccontano, trasmettono sensazioni. E ispirano un forte sentimento di nostalgia che avvolge l’insieme, non solo le immagini più direttamente legate al mondo dell’infanzia, pervase da un’atmosfera fiabesca o dalla magia di un vecchio circo. Una nostalgia mista a melanconia, come una nebbia leggera, trasforma ovunque in realtà poetiche le persone, i paesaggi, le cose e persino gli animali più provati. Nel mondo di Alisa Resnik, costruito nel corso del tempo, risuona l’eco dei suoi viaggi, degli incontri e della sua vita tra l’Est e l’Ovest, tra il prima e il dopo la caduta del muro di Berlino, che ha vissuto da adolescente. La scoperta della pittura classica in Italia, l’esperienza dei primi workshop e della Reflexions masterclass, rielaborate, saranno le basi dell’elaborazione spontanea di un linguaggio originale e giusto, espressione d’ incertezze e tormenti profondi. Lo spettro cromatico d’Alisa Resnik é fatto dei colori dell’oscurità, di rossi e verdi profondi che assorbono le rare luci e ricordano i toni tragici della pittura caravaggesca. I suoi dannati possono far pensare alle discese in inferno di D’Agata, il suo mondo notturno richiamare quello del Café Lehmnitz di Petersen ad Amburgo, riparo di ubriachi, marinai e prostitute, ma, al di là dei riferimenti, il più importante nel lavoro di Alisa Resnik é una scrittura fotografica magnetica, capace di tradurre un approccio spesso fusionale, un effetto specchio con le persone ritratte. L’insieme assomiglia al ritratto di un mondo in huit clos che protegge e rassicura, piuttosto che inquietare. Come un ritratto di famiglia, di un clan un po’ maledetto forse.., ma dove i legami esistono e resistono contro il buio, la solitudine, il freddo e le paure di andare più lontano. Laura Serani
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