"Core e lengua - Il rap in Campania e altre storie" di Pino Miraglia e Gaetano Massa
Pubblicato il 28/03/17
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CORE E LENGUA
Il rap in Campania e altre storie - di Gaetano Massa e Pino Miraglia
introduzione di Lello Savonardo - note critiche di Maurizio Braucci, Damir Ivic e Federico Vacalebre
pp. 150 illustrate a colori – formato 21x21 cm - EURO 20 - Editrice ZONA 2017
Uno dei libri fotografici più emozionanti che vi possa capitare di prendere in mano - se vi interessano le emozioni dell’animo, non i lustrini. (Damir Ivic)

Un viaggio per immagini nella cultura hip hop all'ombra del Vesuvio

I fotografi napoletani Gaetano Massa e Pino Miraglia ci offrono in “Core e lengua. Il rap in Campania
e altre storie”, un ricco e affascinante reportage sulle tracce degli artisti e dei gruppi che declinano il rap nella propria lengua madre, il napoletano. Ci sono quelli che hanno raggiunto il grande pubblico – come Clementino, Rocco Hunt, Lucariello... – ma anche molte crew e freestyler dei quartieri e delle periferie. A tre capitoli interamente per immagini si aggiungono: i testi, oltre che degli stessi autori, di Lello Savonardo (Università Federico II), dei giornalisti e critici musicali Damir Ivic e Federico Vacalebre e dello scrittore e sceneggiatore Maurizio Braucci (Gomorra e Reality di Matteo Garrone); otto interviste: a Sha-One, Speaker Cenzou, Lucariello, Nto’, Clementino, Dj Uncino, Op.Rot, Luciano Chirico.

“Gaetano e Pino – scrive Vacalebre – raccontano le tendenze dominanti e quelle stravaganti, le
eccezioni multikulturali, femministe, militanti”.

Come nelle radici del movimento culturale che dal Bronx – negli anni Settanta – invase prima le strade
d'America e poi del mondo, anche i rapper napoletani scandiscono in 4/4 il disagio metropolitano e offrono voce a un sentimento del (proprio) mondo che attinge a piene mani alla vita quotidiana. E così Massa e Miraglia non hanno voluto limitarsi alle immagini di scena, pur presenti e di grande impatto:
hanno cercato e ritratto gli artisti nel loro ambiente, dove vivono e lavorano, quasi sempre
all'insegna della precarietà.

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