Mostra Fotografica "Fragilità" di A. Bufi | C. Cantore | A. Capurso
Pubblicato il 17/10/18
Categoria Mostre
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L'Associazione Artiemiele dedica la sua attenzione al tema dei diritti dei minori con questo progetto "Fragilità" a cura di Pio Meledandri con il Patrocinio del Comune di Bari e del Garante Regionale dei diritti del Minore e in collaborazione con il Movimento Culturale Spiragli. La mostra sarà ospitata presso la galleria Spazio Giovani - Bari (Ba) e verrà inaugurata mercoledì  24 ottobre 2018 ore 19, per restare aperta al pubblico fino al 30 ottobre, con ingresso gratuito. In occasione dell'inaugurazione si terrà un incontro in cui saranno presenti: Ludovico Abbaticchio – Garante Regionale dei diritti del Minore; Pio Meledandri – Curatore e Alessandro Capurso – Art Director.

Antonia Bufi, Carla Cantore e Alessandro Capurso ci narrano storie legate alla difficoltà di vivere, dedicate alle giovani donne, ai bambini delle zone terremotate e agli adolescenti che con tenacia vogliono uscire dal tunnel della dipendenza dalla droga. I soggetti fotografati sono creature che hanno bisogno più di altre di gesti d’amore perché più esposte alla durezza della vita e inermi di fronte ad essa a causa della loro sensibilità e della giovanissima età. In tutti e tre gli artisti l’idea-significato viene espressa con stili differenti, espressivamente distanti, ma culturalmente e socialmente vicini.

A. Bufi, giovane artista molfettese,ci propone “SIMBIOSI”, un progetto sul disagio dell’artista donna
che in maniera più estensiva potrebbe rappresentare la metafora del malessere di genere.
Un polpo minaccioso, avvinghiato sulla testa dell’artista, le impedisce di guardare il mondo circostante serrandole gli occhi e la faccia con i propri tentacoli.
Non è soltanto la violenza verso la creativa sensibilità dell’artista, che viene repressa nella sua libertà espressiva: l'animale le stringe l’intera testa, schiacciandole il cervello che è il centro coordinatore
di ogni volontà, la sede della ragione, della capacità cognitiva.
Nella poesia Serenata indiana Eugenio Montale scriveva:
«Il polipo che insinua / tentacoli d’inchiostro tra gli scogli / può servirsi di te. Tu gli appartieni / e non lo sai. Sei lui, ti credi te».
Se nei versi del poeta genovese il polpo, simbolo dell’alterità che si impossessa della nostra identità, restava acquattato tra gli scogli e portava a termine il suo compito subdolamente e quasi misteriosamente, nella visione di A. Bufi invece l’animale prende il controllo del corpo e della mente del soggetto in maniera esplicita, determinando una vera e propria simbiosi parassitaria.
L’opera mette bene in evidenza, nei suoi diversi rimandi allegorici, la minaccia all’autonomia della donna quando viene costretta all’immobilità intellettiva e fisica.

C. Cantore, fotografa materana, da tempo impegnatanelle tematiche sociali, propone le immagini toccanti del reportage “NORCIA, IL TERREMOTO VISTO DAI BAMBINI”, al centro del quale ci sono i piccoli che hanno subìto la grande violenza, improvvisa e inaspettata, del terremoto dell’Italia centrale. Il sisma crea devastazioni e lesioni evidenti negli edifici e nel territorio, ma all’apparenza è così poco visibile la devastazione che avviene nell’animo umano, in particolare in quello dei bambini, considerata la difficoltà ad esprimere con il linguaggio verbale ciò che hanno vissuto.
Ad Angela, nel 2016, il sisma fece a pezzi la ludoteca all’interno della quale era insieme ai bambini, che riuscì a trarre in salvo. La giovane donna decide di ritornare a Norcia. Si dedica al progetto intrapreso sul saltarello, un antico ballo popolare.
Il successo del progetto le ha dato la spinta per continuare ad avviare dei laboratori per bambini.
E proprio i bambini le hanno chiesto di parlare del sisma per rielaborare l’esperienza del terremoto, all’interno del container in cui un’associazione, nata dopo il sisma, tiene le proprie attività socio-culturali.

A. Capurso, fotografo gioiese, racconta come il disagio degli adolescenti, che talvolta sfocia nella dipendenza, possa essere affrontato con il recupero della propria identità.
Uno stimolo a rinascere con la volontà di integrarsi in una società spesso spietata che condanna i più deboli, i non omologati, gli ultimi.
Il suo progetto “IN COMUNITÀ” è un’analisi visiva di una struttura (Fratello Sole) collocata in prossimità del centro urbano, in un ambiente rurale dove i giovani vengono aiutati da uno staff di terapeuti a liberarsi della loro dipendenza.
Il fotografo, condividendo con i ragazzi i momenti quotidiani, registra con la fotocamera le azioni semplici e comuni della loro vita in comunità.
Diretto ed efficace A. Capurso nella sua analisi visiva accarezza idealmente con i suoi click i giovani ospiti della comunità. In ciascuno di loro si fa strada, un po’ alla volta, un più deciso coraggio di vivere.


 

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