Il marinaio che fotografò il Tibet
Pubblicato il 29/11/19
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Irene Cabiati presenta (30 novembre , ore 17 - Museo Museo Navale Internazionale di Imperia) il libro del comandante Flavio Serafini «Eugenio Ghersi - Un Medico di Marina sulle vie del mondo» (CLD Libri).  Ghersi, durante la carriera militare, partecipò a due spedizioni in Tibet dell’orientalista prof. Giuseppe Tucci  come cartografo e fotografo. I materiali raccolti dai due esploratori negli anni Trenta arricchiscono le collezioni del Museo delle Civiltà di Roma e il Museo Navale di Imperia.

Il Tibet che pochi avevano esplorato

Durante le spedizioni in Tibet Ghersi giocò un ruolo fondamentale nella logistica e nella documentazione. Scriveva anche il diario ufficiale che Flavio Serafini, ha inserito nel libro confrontandolo con gli appunti di Tucci. Il professore conosceva i dialetti locali e dialogava con la popolazione (sulla quale, talvolta, il suo giudizio è piuttosto superficiale) e soprattutto i lama. Lo studioso concentrava su di loro ogni attenzione per poter acquistare libri, oggetti sacri, dipinti e sculture.  

Camminando fino a quote che sfiorano i 6 mila metri per sentieri impervi, passerelle traballanti e ponti di ghiaccio, fra tempeste di neve, valanghe e assalti di banditi, le carovane raggiungevano villaggi sperduti e luoghi di culto alla ricerca di manoscritti e oggetti, scavando persino nelle grotte. Le fotografie e i filmini ( Molti sono conservati al Museo delle Civiltà di Roma e al Museo Navale di Imperia) sono preziosissimi perché oggi quei villaggi e monasteri non esistono più essendo stati rasi al suolo dalla spietata avanzata dell’esercito cinese.

Monaci e stregoni

Il cammino in Tibet è costellato di incontri soprattutto con lama e monaci che accolgono gli ospiti stranieri con tè miscelato a sale, soda e burro: («Disgustoso», commenta Ghersi), intense cerimonie e feste a cui talvolta partecipano gli abitanti dei villaggi. Le danze sono rese più emozionanti dalle spaventose maschere rituali e dall’esibizione del monaco stregone: brandisce una spada per combattere contro gli spiriti maligni e beve spesso alla fiaschetta fino a cadere svenuto.

E ancora, l’incontro con gli asceti che  sanno dominare le funzioni del corpo come la temperatura e il battito cardiaco. Molto pittoresche le trattative di Tucci con i monaci. Per esempio, scrive Ghersi: «Nella cappella di un sacerdote Tucci ha notato una thangka (pittura su tela) di notevole interesse ed offre subito ben 160 rupie in argento. Il sacerdote, molto garbatamente, non accetta. A tarda notte però, con grande cautela, alcuni sacerdoti vengono al campo offrendo oggetti di culto e libri».

approfondimenti: https://www.lastampa.it/viaggi/mondo/2019/11/24/news/il-medico-marinaio-stregato-dal-tibet-1.37999700

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