BELLUM di Paolo Aldi
Pubblicato il 08/02/20
Categoria Mostre
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BELLUM nasce molto tempo fa, partorito da un’idea di fine anni novanta. Un’idea stimolata dalla forte impressione che mi aveva provocato la disgregazione dell’ex Jugoslavia attraverso le guerre e le carneficine nei Balcani. Contemporaneamente sempre in quegli anni ebbi una particolare attenzione al tema del mito, soprattutto antico. Arrivai così ai tempi che avrebbero pervaso BELLUM e alle relative fotografie che ne sono alla base. Piano, piano, di meditazione in meditazione e di prova in prova, nell’arco di vent’anni il lavoro si è sviluppato. Questo è avvenuto assieme e conseguentemente a una mia crescita interiore nel lato personale, e formale in quello artistico.

BELLUM è un lavoro fotografico su legno realizzato con una mia personale tecnica espressiva che rende molto materiche le fotografie. Esse sono lavorate direttamente su tavole di legno e direi avvolte, più che ricoperte, da strati di vernici e cere tutte scrupolosamente naturali. Il risultato sono luminescenze e movimenti di luci e riflessi che si sviluppano al di fuori e all’interno delle fotografie sulla base della fonte e dell’incidenza luminosa. 

BELLUM si presenta sotto la forma di dieci polittici lignei composti ognuno di 12 fotografie che assieme rappresentano un episodio o delle figure mitologiche. Sono rappresentati quindi dieci miti o episodi dell’antichità. Troviamo miti e Dei della cultura greco-romana come Urano e Crono accanto a Vāyu, una divinità induista, e Ahoeitu dell’isola di Tonga nell'oceano Pacifico, e Ixtab dea della mitologia Maya e Tolteca, per fare degli esempi. 

Bellum in latino vuol dire guerra. Ho scelto un titolo in latino per non caratterizzarne il contenuto dando una collocazione e visione geopolitica particolare e In questo senso ho scelto di ritrarre una donna nuda: senza alcuna divisa. 

BELLUM rimanda a tutte le guerre passate, ma anche a quelle attuali, e alla violenza che in esse si esprime. Nello stesso tempo nelle opere si può trovare anche quella violenza, rabbia e prevaricazione che è quotidianamente espressa nella nostra società e nei rapporti familiari. Le opere raccontano che la violenza era enormemente presente nelle società antiche ma non lo è da meno in quella attuale.

Il soggetto delle fotografie è sempre una donna che, a seconda della sensibilità di chi guarda le opere, può rappresentare l’intera umanità, oppure l’individuo singolo o il potenziale di rigenerazione positiva dell’umanità intera. 

Questo lavoro è pervaso da un profondo senso di pessimismo sul futuro, purtuttavia lascia intravedere segni che possono alimentare la speranza di un nuovo umanesimo, che credo possa essere l’unica ancora di salvezza per l’umanità. E visto quello che sinora hanno provocato i maschi la speranza ancor più si ripone nelle donne.

Paolo Aldi

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