BANG! nuove generazioni fotografiche
Pubblicato il 08/10/13
Categoria Mostre
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La 33 fino al 3 novembre espone un collettivo composito di personalità artistiche che hanno scelto la fotografia come forma d’espressione. Elisa Girelloni, Danilo Giungato, Fabiana Laurenzi, Simone Martini, Alessandro Rotta e Luigi Torreggiani: sei giovani fotografi, altrettanti progetti. L’autoscatto come medium per il raggiungimento e/o il recupero del sé: è questo il fil rouge e la substantia che identifica la galleria di autoritratti di Elisa Girelloni che alla 33 presenta una parte del lavoro “Il respiro dell’anima”(2009). Il processo creativo di E. G. muove dal rapporto osmotico con il contesto che, sia esso natura o spazio costruito, viene sempre restituito come dimensione permeabile, nella quale il corpo della fotografa viene introiettato e assimilato, in primis sul piano formale. Le pose studiate e classiche – le citazioni sono esplicite – i luoghi abbandonati e silenti, risultano escamotages per mettere in atto un viatico interiore. Nella serie di scatti “Armonica” (2008), Fabiana Laurenzi mette in atto un superamento della realtà fenomenica, seppure resa nella sua piena consistenza tattile e visiva, al fine di raggiungere la materializzazione della soggettività di visione. L’io di chi guarda e scatta si sovrappone al dato reale, che assume così forma essenziale, mentre risulta pervaso da un caos ordinato. Quanto c’è di mentale e quanto di emotivo nelle sezioni di ‘frammenti di terra’, nei brandelli cromatici e segnici, nella ridefinizione personale e musicale del sistema cartesiano armonicamente precostituito? La poesia è insita nel reale, saperla cogliere e comunicare non è da tutti. Esistono fotografie che restituiscono la realtà, ritraggono il mondo come finestre che inquadrano una porzione di materialità. Ci sono poi foto che parlano di chi le ha scattate e che mostrano una dimensione potenzialmente oggettiva in chiave soggettiva e in questi casi noi vediamo la rappresentazione attraverso lo sguardo del fotografo, che sovrappone a ciò che ha di fronte il suo modo di leggere e fermare lo scorrere delle cose. E’ quest’ultimo il caso di Danilo Giungato. Nella sezione di 24 scatti dell’open project “Attraverso” (2010/13), la forma, le proporzioni e una ricercata ‘geometria estetica’ pervadono i luoghi di street photography, attraversati da un’umanità catturata e ritratta tout court. In "Texel" di Alessandro Rotta il paesaggio non rappresenta il traslato di un mondo interiore, o di chi sta dietro la macchina, ma viene sentito e immortalato con tutta la sua forza visiva, l’atmosfera, i ritmi e la sua straordinaria bellezza. Gli elementi della natura, e quindi anche l’uomo, si dispiegano ordinati, avvolti da una luminosità estrema. A. R. dopo gli studi alla Libera Accademia di Belle Arti, porta avanti la sua attività artistica parallelamente alla fotografia e «il suo narcisismo» lo porta verso e oltre l’autoritratto, a sondare sperimentazioni ulteriori - come in “Autoritratto falsatamente barocco”. Intimità è l’espressione che più profondamente può descrivere la forza delle immagini della serie “Sarajevo” (2012) di Luigi Torreggiani: una realtà che viene restituita, in modo più viscerale che con la scrittura, attraverso uno sguardo attento e sensibile, che non fa sconti e non scende a compromessi e, tuttavia, nobilita. Lo si coglie nel sovvertimento di macro e micro vocaboli catturati dalla macchina: la grandezza dei piccoli dettagli, gli oggetti semplici e l’estrema umiltà degli uomini, i luoghi e gli spazi comuni che, anche isolati, finiscono per subissare moschee, palazzi e fortezze. La surrealtà, la rappresentazione di una dimensione che sta oltre la realtà sensibile, è il nocciolo che identifica la parte più originale del portfolio di Simone Martini. Il fotografo costruisce scenari fantastici, con giustapposizioni prive di nessi logici e pone il riguardante di fronte a immagini nitide e definite, nelle quali la finzione sembra più convincente del reale. Anche il travestimento è da ricondurre al concept surrealista della liberazione dell’individuo dalle convezioni, come medium verso il superamento dei limiti conoscitivi della ragione. Tuttavia, i soggetti messi in scena da S. M. non sono maschere carnevalesche: essi traggono spunto dal costume play e rappresentano immedesimazioni in personaggi che non esistono, desunti da manga, cartoon e videogiochi. In Giappone i cosplayer s’identificano con la norma: riflettiamoci …

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